La Gioia della Croce (Sta. Elisabetta della Trinità)

La sofferenza qualunque sia può diventare  un un vero “ufficio d’amore” (Santa Elisabetta della Trinità, Lettera 250). Così lo credeva Santa Elisabetta della Trinità, Non è mai un fine in se stesso, ma è un mezzo, un mezzo per amare a Dio, configurandosi alla sua volontà, e questo amore deve passare attraverso la purificazione a imitazione de Cristo per arrivare dopo a raccogliere i frutti.

La sofferenza un mezzo per dimostrare a Dio quanto si lo ama. In questa maniera possiamo lavorare il nostro carattere, configurandosi sempre alla volontà di Dio, rinunciando sempre alla propria volontà. Per tanto già da questo momento sappiamo che la sofferenza non è un fine in se stessa. Non è che Dio vuole per me la Sofferenza, ma configurandomi alla volontà di Dio non è sofferenza, ma per fare la volontà di Dio si deve fare un rinuncia e questa sarà propio la sofferenza della rinuncia alla propria volontà.

Penso che per molti di noi, in diversi momenti della nostra vita ci capita di sentirsi molto vicini alle diverse immagini di Gesù, alcune persone trovano in Gesù pellegrino il suo riflesso, altre in Gesù Maestro, altri invece in Gesù artigiano, ma qualunque sia la immagine di Gesù che abbiamo incoronato nella nostra vita come modello a seguire, non possiamo non vedere in qualcun che immagine di Gesù il suo passo prima e dopo della sofferenza, della croce.

“La sofferenza rende liberi” staccarsi di tutto ciò che non è Dio provocano sofferenza. La purificazione non è un valore ma un mezzo per riscoprire tutto ciò che è Dio. Non tratta di annullarsi come persona ma di riscoprirsi con tutti i doni e i vizi che ci fanno fare ciò che siamo, e da questo cominciare a cambiare, cominciare la comunione di vita con Cristo, così comincia il nostro cammino di Cristificazione.

Durante la sua malattia Elisabetta scopre con forza la dignità della sua vocazione ad essere co.redentrice. Fa della sofferenza un’offerta. Una preghiera, una preghiera d intercessione per tutta l’umanità. La sua umanità è una prolungazione dell’umanità di Cristo.

La “conformità a Cristo Crocifisso” è per Elisabetta la conseguenza necessaria della fede nel “proprio amore di Dio” dirà le stessa in una delle sue lettere; “questa mia malattia è misteriosa, e io la chiamo malattia dell’amore… In fondo è lui che ci lavora e ci consuma. Sono qui nel mio lettino, completamente abbandonata nelle mani del Maestro, serena e contenta in anticipo per tutto quello che a lui piacerà” (Lettera 246)

¡Si comprendieras lo que conduce a la paz!

Evangelio de Lc 19,41-44

Hoy, San Lucas nos permite reflexionar en el amor que Dios nos manifiesta en Jesús de Nazaret, que llora por Jerusalén. Jesús experimenta dolor por el pueblo de Dios, por su actitud arrogante, por su visión estrecha y mezquina desde donde construyen las relaciones y la vida.

Jerusalén no comprendió que Dios les visitaba a través del Mesías Jesús. El pueblo de Dios perdió la capacidad de mirar con hondura y de discernir los signos de los tiempos y de los lugares. Y esa cerrazón es la que Jesús mira con tristeza y con profundo dolor.

Estamos invitados, como Jerusalén, a reconocer en Jesús al enviado de Dios. la palabra definitiva de Dios. Él presenta el plan de la voluntad del Padre. Acoger a Jesús y abrazar su causa es comprender que Dios nos ha visitado de manera definitiva en la persona del Hijo.

Acojámoslo y seamos fieles a él y a su palabra. ¿Descubres algunos signos de arrogancia o cerrazón en tu comunidad cristiana? ¿Has perdido la capacidad de discernimiento?

 

El templo un lugar encuentros

El ansia de trascendencia que alienta en el ser humano, lo ha llevado a otorgar un carácter diferente a ciertos espacios, tiempos, objetos y personas. Lo otro, lo extraordinario, lo que está más allá de mí y me rebasa se manifiesta en ese ámbito exclusivo, delimitado como sagrado. Los santuarios son eso, espacios exclusivos donde se manifiesta lo trascendente.

Si exprimimos el relato de Juan, Jesús reprueba violentamente una sacralidad que hace del mercado su patrón. Lo sacro se constituye con la vigencia de las Escrituras que exigen del templo ser un espacio de encuentro, un lugar donde se activa la memoria discipular al leer y compartir las Escrituras, y donde el cuerpo del Resucitado es el patrón de vida.

Esto es todo un programa para nuestras comunidades eclesiales. Pablo, por su parte, aviva la conciencia de que la sacralidad es personal, porque el creyente ha sido cimentado en Cristo resucitado y participa de él, con la recepción de la Buena Nueva y su incorporación a la comunidad de salvación, el templo de Dios. ¿Se manifiesta en nosotros la vida del Resucitado?

Come Bartimèo, a volte sono anche cieco!

Sono qui Signore, eccomi: un altro giorno di più nel cammino della mia vita, pronto ad ascoltare la tua parola per scoprire la tua presenza nelle mia rutine, per farmi accompagnare e guidare da Te. Voglio che la tua Parola abbia forza nella mia vita, voglio seguirti e camminare al tuo fianco. Amen

Molte volte non sono in grado di vedere chiaramente come Bartimèo, a volte sono anche cieco, i miei occhi vedono, ma lo stesso non succede con il mio cuore, perché non sono in grado di scoprire la tua presenza nella mia vita, perché posso essere pessimista, egoista col pensiero sole nelle mie preoccupazioni. Mi chiedo per un momento; cosa sia la mia cecità?

La fede di Bartimèo riesce a guarire le sue ferite. Nella nostra vita Gesù ci guarisce anche dalla mediocrità e dalla solitudine, ci guarisce dall’insensatezza e dal peccato. Ci guarisce dalla disperazione e dalle menzogne. Ci guarisce dalle nostre stesse ferite. Penso ora voglio che Gesù mi guarisca e  anch’io le dico: abbi compassione di me!

Signore, fa che, io veda …
… per vedere la tua faccia in ogni angolo.
Che vede la risata diseredata,
con risate allegre e rinate
Che veda l’illusione accesa
negli occhi spenti
da cui un giorno ha dimenticato di sognare e credere.
Che veda le braccie di chi,
nascosto, ma infaticabile,
costruiscono miracolidi amore, di pace, del futuro.
Che veda l’opportunità e chiama
dove a volte c’è solo nebbia.
Che veda come si è restituita la dignità a chi é stato
chiuso nei gli inferni del mondo
Che veda nell’altro un mio fratello,
come in uno specchio e nel mio interno intraveda, un  tuo apostolo.

Perché non voglio diventare cieco,
perso dalla tua presenza,
distratto dal nulla …
scambiando i miei passi
in posti senza di te. Amen

Deus ibi est: Dio è lì

Ubi caritas et amor, Deus ibi est

A volte sembra che l’amore deve essere una sensazione fantastica, un’esperienza unica, una passione travolgente o un estasi vitale. Ma la verità è che l’amore non è semplicemente quella sensazione sublime. È emozione, ma é anche pensiero.  È desiderio, ma anche scopo. É il cuore, ma anche la testa e le mani. È enorme e piccoli alla volta. È gioia e preoccupazione. Continua a leggere Deus ibi est: Dio è lì

IL sapore della vita

Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente." (Mt 5,13 )

“Ecco allora la prima dichiarazione di Gesù: “Voi siete il sale della terra”. Innanzitutto va messo in risalto il “voi”, che nel vangelo secondo Matteo viene spesso usato da Gesù per indicare non singoli individui alla sua sequela, ma una comunità, un corpo. Si pensi solo all’affermazione: “Voi siete tutti fratelli” (Mt 23,8). Ovvero, nella relazione con il mondo i cristiani devono essere sale e luce, ma nelle relazioni tra loro sono fratelli, ed è proprio questa fraternità vissuta nell’amore intelligente (cf. Mc 9,50) che, come luce, può diffondersi in mezzo a tutta l’umanità.” (cfr. Enzo Bianchi)

Dopo aver letto queste parole,  nasce del mio cuore questa piccola preghiera. Continua a leggere IL sapore della vita

Ministerios nuevos para un mundo nuevo

"Diversidad de ministerios, pero el Señor es el mismo” (1 Cor 12,5)

Ministerios de los últimos, para servir a las mesas de los nuevos pobres de hoy.

Ministerios de la escucha, atenta y personal del hermano.

Ministerios de la nueva fraternidad, capaz de congregar incluso a los que no se reconocen hermanos. Continua a leggere Ministerios nuevos para un mundo nuevo

anche noi diventiamo “cristiferi”

propongo di dare un lettura

Daily Spirituality

At 9,1-20 e Gv 6,52-59

Oggi abbiamo ascoltato due testi biblici bellissimi e cercherò di condividere con voi una breve riflessione:

Nella prima lettura troviamo la conversione di Paolo, e mi piace considerare anche la conversione di Anania.

Saulo aveva un suo preciso progetto, non era uno qualunque, aveva il compito di perseguitare i cristiani, ma Gesù si rivela a lui in modo inaspettato e da persecutore lo trasforma in Apostolo. Invece Anania era già uno cristiano che però aveva paura riguardo alla persona di Saulo e sul principio fa resistenza alla missione che il Signore gli vuole affidare. Ma il Signore lo spinge, lo cambia, lo trasforma verso il fratello in necessità chiamato Saulo in modo che da persecutore posa diventare portatore di salvezza per gli altri.

Nel vangelo Gesù ci invita a “mangiare la carne” e “bere il suo sangue”. Quando mangiamo assimiliamo, la parola assimilare – magari…

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Priority to prayer

Perché abbiamo sete di felicità

Ogni tanto ci vengono in mente alcune questioni esistenziali: come raggiungere la vera felicità? In senso assoluto, è lo stato in cui la persona umana gode la completa soddisfazione di tutte le tendenze della natura. Continua a leggere Priority to prayer

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